Frentania Teatri | Spettri
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Spettri

tratto da l’omonima opera di Henrik Ibsen

con
Giorgia Trasselli – Helene Alving
Giandomenico Sale – Osvald Alving

voce fuori campo di Raffaello Lombardi – Pastore Manders

Scene Nicola Macolino
Musiche Marco Werba
Costumi Marina Miozza
Aiuto regia Benedetta Taliercio
Tecnico Audio Nico Petrucci
Tecnico Luci Damiano Nicodemo
Foto di scena Massimo di Nonno

Regia Giandomenico Sale

 

 

Gengangere, Spettri, nasce dalla penna di Henrik Ibsen nell’estate del 1881 – quando l’autore soggiornava in Italia, tra Sorrento e Roma – diventando ben presto oggetto di numerosi allestimenti in ogni paese. Questo capolavoro del drammaturgo che ha rivoluzionato il teatro europeo, scritto dopo Casa di bambola, vede ancora una volta come protagonista una donna, la signora Helene, madre del giovane Osvald, protagonista delle vicende che si svolgono sulla riva di un grande fiordo norvegese. Helene Alving è prigioniera di una vita costruita sulla menzogna e destinata al disastro. Sposatasi senza passione, per conformismo ha tenuta nascosta la corruzione del marito: dopo la sua morte la donna attende il ritorno dall’estero del figlio Osvald, senza sapere che il suo destino è ormai segnato. Così la vita non vissuta e le ombre del tempo soffocano ogni speranza di redenzione, mentre gli spettri del passato trionfano sul domani. Il teatro ibseniano ci insegna questo: il nascondere la verità, seppur in buona fede, produce qualcosa di immensamente grottesco, una punizione estesa anche ai giusti, i deboli, o quanti hanno le mani candide.

Un dramma familiare reso attualissimo dai temi affrontati. Un realismo, quello di Ibsen, che svela tutta l’ipocrisia della morale borghese, che si regge sul perbenismo e sulla religiosità apparente. Una versione, questa, incentrata sul rapporto madre e figlio, con un Pastore Manders che diventa spettro e coscienza della Signora Helene, una voce che le rimbomba nella testa e che le porta alla mente tutti gli avvenimenti passati che lei cerca di dimenticare. Una scena minimalista non riconducibile allo stile ottocentesco proprio per rafforzare maggiormente la grande attualità di questo testo. Un cubo soggiorno e serra, simbolo materiale di quelli Spettri che Helene cerca in ossessivamente di distruggere.