Frentania Teatri | 1799La Rivoluzione Napoletana
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1799

La Rivoluzione Napoletana

 

Ideazione e regia di Giandomenico Sale

 

con
Gisela Fantacuzzi
Daouda Diallo
Julien Lambert

testi
Giuseppe Cestari, Vincenzo Cuoco,
Emanuele De Deo, Giuseppe Logoteta,
Mario Pagano, Atto Vannucci

coreografie: Gisela Fantacuzzi
lighting director, elaborazione sonora, voce off,
oggetti di scena e costumi: Giandomenico Sale
dipinti su costumi e locandina: Chiara Scarpone
direzione tecnica: Marco Franzini

ideazione e regia: Giandomenico Sale

 

 

durata 60 minuti

 

 

La Repubblica Napolitana, pur nella sua brevità, si presenta come fenomeno articolato e fortemente drammatico.

Il Regno di Napoli si era interessato blandamente alla Rivoluzione francese, ma dopo che nel 1793, Maria Antonietta,  regina  di Francia, venne ghigliottinata, aderì alla coalizione antifrancese. Maria Antonietta era la sorella di Maria Carolina d’Asburgo, moglie del Re di Napoli e Sicilia Ferdinando IV. La politica del Regno di Napoli prese quindi una piega antigiacobina. Intanto Napoleone Bonaparte continuava a occupare, tra il 1796 e il 1798, parte dell’Italia, proclamando repubbliche a somiglianza della francese: la Repubblica Cisalpina, la Romana, la  Ligure. Nel 1798 il generale Jean Etienne Championnet conquista Napoli, creando una situazione  molto complessa, poiché Ferdinando IV fugge a Palermo, nella Capitale s’instaura un governo provvisorio filo francese. Buona parte della popolazione di Napoli e provincia insorge: è la sollevazione che va sotto il nome di rivolta dei lazzari. Abbiamo quindi una guerra civile che vede borbonici contro filo francesi, repubblicani, giacobini. Ha la meglio il generale Championnet. Una sommossa  che costa la vita a circa 3.000  antifrancesi.

Il 23 gennaio 1799 viene proclamata la Repubblica Napolitana. Il governo provvisorio è rappresentato da personaggi illustri tra cui Mario Pagano, Melchiorre Delfico, Domenico Cirillo, Vincenzo Cuoco. L’idea è quella di lottare contro l’ analfabetismo e portare i sudditi a divenire cittadini cioè consapevoli dei loro diritti. Nonostante che a capo della Repubblica Napolitana ci siano personalità di rilievo, non si  comprendono i reali bisogni del popolo che rimane ostile, anche per una repressione spietata. Processi sommari mettono a morte moltissimi antagonisti.

Intanto la situazione si complica con l’iniziativa del cardinale Fabrizio Ruffo che sbarca in Calabria e crea un’armata popolare, l’’Esercito della Santa Fede, in cui confluirono persone dell’esercito regolare, ma anche briganti. Questo esercito, chiamato dei sanfedisti (ma poi tutti i filo borbonici si definirono sanfedisti), venne affiancato da una squadra navale inglese. Assistiamo quindi a continui scontri che hanno alterne vicende. Ma alla fine i sanfedisti hanno la meglio e, non appena la pace fu redatta, Ferdinando assieme a Nelson esautorò Ruffo, e si diede a una delle più cruente vendette. L’8 di luglio Ferdinando IV di Borbone dichiarò la Repubblica decaduta. La piazza del Mercato divenne il teatro di uccisioni continue e feroci. Quel che è avvenuto a Napoli, molto in piccolo, ma con una ferocia non diversa, è accaduto nelle province del meridione.

NOTE DI REGIA

La danza incontra il teatro e insieme si fondono e danno vita allo spettacolo “1799 – La Rivoluzione Napoletana”, performer/danzatori che attraverso il loro corpo raccontano quello che è stato il periodo storico vissuto nell’Italia Meridionale alla fine del 700.

Elaborazioni sonore, voci fuori campo, danze e movimenti si fondono in un linguaggio contemporaneo con lo scopo di riportare alla memoria o a render noto allo spettatore, quello che è stato e la valenza storica della Rivoluzione Napoletana.

Corpi anonimi e in semi oscurità scrutano e cercano nei suoni e nei rumori segnali che appartengano al nemico; una donna, simbolo della Repubblica, che cerca senza riuscirci di spargere e seminare chicchi di grano, semi che devono germogliare a beneficio della popolazione meridionale per infondere quei pensieri e quelle idee liberali per le quali gli intellettuali del Regno di Napoli hanno sacrificato la vita; una battaglia di corpi tra giacobini e sanfedisti, schieramenti avversari nella conquista del Regno di Napoli, ideali progressisti contro vecchie convenzioni.

Il lavoro “1799 – La Rivoluzione Napoletana” è ricco di simbologia e significati da scoprire e approfondire. Nelle parole dei grandi filosofi dell’epoca, che riecheggiano nell’aria durante lo spettacolo, ascoltiamo concetti forse arrivati troppo presto alle orecchie sorde del popolo meridionale.

Concetti e ideali di cui il mondo contemporaneo ha bisogno ma che ancora non riesce a conquistare La rivoluzione del 1799 ha lasciato con quelle idee, con quelli scritti, con quella prima costituzione repubblicana, pensieri che parlano di democrazia, di equità, ma Vincenzo Cuoco ha scritto:

“Tutto si può fare, la difficoltà è solo nel modo. Noi possiamo giungere col tempo a quelle idee… Tutto il segreto consiste in sapere donde si debba incominciare.”

 

Giandomenico Sale